Antioco (Zeno e Pariati), Venezia, Rossetti, 1705

 ANTIOCO
 
    Drama per musica da rappresentarsi nel teatro Tron di San Cassano l’autunno dell’anno MDCCV, a sua eccellenza il signor don Ferdinando Torriano, barone de Tassis, cameriere della chiave d’oro di sua maestà cesarea e suo generale ereditario delle poste del Sacro Romano Impero, in Venezia ed in tutto il serenissimo dominio veneto.
    In Venezia, MDCCV, appresso Marino Rossetti, in Merceria all’insegna della Pace, con licenza de’ superiori e privilegio.
 
 Eccellenza,
    un libro, consacrato a chi sa interamente conoscerlo, porta seco il pericolo della confusione piuttosto che la sicurtà dell’applauso perché, se la generosa benignità del suo mecenate può assolverlo dalla taccia di temerario, il profondo saper dello stesso può dichiararlo colpevole d’imprudenza, in cercando la difesa dove anzi dovria temer la censura. Ancor le aquile espongono i figli al raggio del sole per assicurare ad essi con tal cimento il favore d’ogni altra luce; ma questo appunto è ’l primo a scoprire talvolta i loro difetti, svergognando la fiacchezza del loro sguardo; ed il fuoco, al quale l’oro inferiore osa di raccomandare la riputazion del suo pregio, è quello che primo lo scredita col manifestarne la bassa lega. Questi sono esempi da spaventare il nostro ardimento, in presentar questo drama all’eccellenza vostra, e tanto più quanto, regolandosi l’altrui opinione col di lei giudizio, abbiamo a temere il biasimo di ciascuno, quando da lei non possiamo sperarne l’approvazione. Ma perché l’eccellenza vostra, con accettare cortesemente il dono di questa nostra fatica, ha principiato ancora a dissimularne gli errori, giova a noi il lusingarci ch’ella vorrà credersi impegnata a farla comparir degna di compatimento, se non di lode, e che l’aiuterà ad ascondere le sue imperfezioni sotto l’ornamento del riverito suo nome. Vostra eccellenza, che vede quanto beneficio ne faccia questa scorta così autorevole, conosce pur anche che questo è un offizio di ringraziamento e di gratitudine, anziché di offerta e di ossequio; e perciò, aggiugnendosi un tal riguardo a quello di non offendere la di lei gelosa modestia, ci dispensiamo dal toccare e l’antichissima nobiltà della sua casa ed i fregi onorevoli del suo ministero e tante altre prerogative che la rendono al mondo così cospicua; e ristrignendoci solamente a quella della di lei finissima intelligenza che diventa la nostra speranza, quando pareva ch’esser dovesse il nostro timore, mentre in lei ammiriamo non solo il possessore più riguardevole ma anche il protettore più interessato che abbiano le belle lettere, con profondo rispetto ci gloriamo d’essere di vostra eccellenza umilissimi, divotissimi ed obbligatissimi servidori.
 
    N.N.
    Venezia, li 30 ottobre 1705
 
 ARGOMENTO
 
    Antioco, figliuolo di Seleuco, re della Siria, amò nella reggia di Demetrio, re della Macedonia, la principessa Stratonica, figliuola di questo monarca, e ne fu teneramente riamato. Accesasi dipoi fra questi due potentati la guerra, convenne ad Antioco ritornarsene al padre e nascondergli il suo amore sinché, con la pace che fra di loro si strinse, restarono stabilite le nozze tra Seleuco e Stratonica e tra Antioco ed Argene, figliuola del re di Lidia confederato a Seleuco. Giunte queste due spose in Seleucia, Stratonica ebbe motivo di stimare infedele Antioco, per la bellezza di Argene, e questi di credere incostante Stratonica per l’ambizione del regno; onde in lui, prima per gelosia e poi per amore, si destò una sì forte passione che, cadendo di deliquio in deliquio, fu vicino a morirne; cosicché la storia ci rappresenta in Antioco il carattere di un amante il più appassionato di ogni altro. Il padre, che da tutt’altro sospettava procedere il suo mortale dolore che dall’amor di Stratonica, non trascurò cos’alcuna per discoprirne l’origine e, dopo vari inutili tentativi, penetratone il vero, si contentò, per non perdere il figliuolo, di perder la sposa, quantunque da lui amata all’eccesso, e di rinunziarla ad Antioco.
    Questa storia, ch’è riferita da Appiano alessandrino nel suo libro De bello sirio, è così nota a ciascuno che stimo superfluo il darne maggior notizia. Egli è ben vero che il modo per cui Seleuco venne in cognizione dell’affetto di Antioco è diversamente narrato dallo storico sopraddetto; ma ho stimato potermi prender la libertà di cangiarlo senza incorrere in alcun biasimo, mentre si sa ch’egli è lecito l’alterare i mezzi, purché il fine riesca il medesimo; del che, per non uscire dell’argomento, ho l’esempio in Chinò ed in Tommaso Cornelio, ottimi tragici della Francia, i quali differentemente, dopo molti altri, han trattato questo soggetto ed ambi con egual lode.
    A questi amori di Antioco che fanno il principal della favola, ho aggiunto qualche altro motivo parimente storico e preso dallo stesso Appiano sopraccitato. Tolomeo, principe dell’Egitto, visse gran tempo in corte del re Seleuco e fu quel Tolomeo per soprannome Ceraunio che, dopo vari benefici da lui ricevuti, gli fu sì sconoscente e nemico.
    I Fenici altresì ribellaronsi al re Seleuco, come pure i Medi; il che si accenna alla scena XV del I atto. I primi dipoi, pentiti della loro sollevazione e temendone il gastigo, spedirono un’ambasciata a Seleuco, capo della quale fu Arsace, figliuol di Scitalce, ch’era un de’ primi signori della Fenicia, giovane virtuoso ma incauto ed amico di Antioco, col quale era stato nella Macedonia, confidente de’ suoi amori.
    La scena in cui si rappresenta il drama è in Seleucia, città della Siria vicina al mare, la qual prese il nome dal suddetto Seleuco che la fondò, benché questi ne fondasse un’altra dello stesso nome appresso del fiume Tigri.
    Se poi tutto ciò che in questo argomento contiensi non fu qual viene rappresentato, poté tuttavolta esser tale. Uno de’ privilegi della poesia è ’l confonder la favola con la storia e ’l fare in maniera che non si distingua il vero, perché sia creduto anche il falso.
 
 ATTORI
 
 SELEUCO re di Siria
 (il signor Lorenzo Santorini, virtuoso di sua altezza elettorale palatina)
 ANTIOCO suo figliuolo, amante di Stratonica
 (il signor Niccola Grimaldi, cavaliere della croce di San Marco e virtuoso di sua maestà cattolica nella Real Cappella di Napoli)
 STRATONICA principessa di Macedonia, amante di Antioco e destinata in isposa a Seleuco
 (la signora Maria Maddalena Bonavia, virtuosa bolognese)
 ARGENE principessa di Lidia
 (la signora Vittoria Costa, virtuosa bolognese)
 TOLOMEO principe di Egitto, amante di Argene
 (il signor Pasqualino Betti, virtuoso di sua altezza reale il signor duca d’Orléans)
 ARSACE nobile della Fenicia
 (il signor Domenico Fontani, virtuoso fiorentino)
 
 MUTAZIONI
 
    Nell’atto primo: deliziosa di verdura; atrio di trofei; camere di Stratonica.
    Nell’atto secondo: veduta di mare con porto di Seleucia contiguo alla reggia; giuochi d’acque corrispondenti a stanze terrene,
    Nell’atto terzo: logge di statue; gabinetti di Antioco; sala d’Imeneo illuminata.